1. DAI DIRITTI TV ALLE «MERCENARIE» NEI VERBALI IL «RICATTO AL CAVALIERE»
Fulvio Bufi - Fiorenza Sarzanini per il Corriere della sera

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Video, ma non solo. Oltre ai filmati di Silvio Berlusconi che partecipa a festini con escort organizzati a Panama da Valter Lavitola, esisterebbero anche registrazioni audio che coinvolgono l'ex ambasciatore italiano Giancarlo Maria Curcio. A rivelarlo è l'imprenditore Angelo Capriotti di fronte ai pubblici ministeri napoletani Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, quando parla degli «strumenti» utilizzati dal faccendiere per tenere sotto pressione l'allora presidente del Consiglio.

lavitola

Tanto che il giudice - nella sua ordinanza di arresto - parla esplicitamente della «ricattabilità» del Cavaliere «che lo rendeva accondiscendente alle richieste provenienti da Lavitola». Addirittura convincendolo a fare da mediatore tra il faccendiere e i manager di Impregilo per convincerli a finanziare la costruzione dell'ospedale pediatrico come chiedeva il presidente di Panama Ricardo Martinelli.

KAREN DE GRACIA - VALTER LAVITOLA - DEBBIE CASTANEDA

Una posizione che comunque non contempla la possibilità che possa essere accusato di concorso nell'estorsione perché «è innegabile che abbia svolto un ruolo determinante contattando il presidente Ponzellini nelle pressioni esercitate sui vertici della società, però la direzione finalistica del suo intervento appare univocamente volta a perseguire, anche e soprattutto nella sua qualità di premier, l'interesse dell'impresa italiana a non subire conseguenze maggiormente pregiudizievoli con il blocco dei lavori nel canale di Panama».

berlusconi e lavitola a panama

I VIDEO RUBATI E LA COCAINA
È il 9 aprile scorso. Nel carcere di Poggioreale, dove si trova con l'accusa di corruzione internazionale per gli appalti panamensi sulla costruzione delle carceri, Capriotti dichiara: «Durante la visita di Berlusconi a Panama nel giugno 2010 io alloggiavo all'hotel Sheraton e la mia stanza era ubicata al piano sottostante a quello dove alloggiava lui. Sul mio piano c'erano il capo di Stato Maggiore delle capitanerie di porto italiane, un colonnello dei carabinieri addetto militare all'ambasciata che era sempre insieme all'ambasciatore Vigo. In occasione del soggiorno, per quanto riferitomi da Lavitola, lo stesso aveva procurato anche in quell'occasione, come avvenuto in Brasile, delle ragazze "mercenarie" per il presidente del Consiglio. Il mio collaboratore Mauro Velocci mi disse che aveva sottratto a Lavitola, duplicandoli, dei video a "luci rosse" riguardanti tali incontri, video che Lavitola stesso aveva girato di nascosto. Velocci mi disse anche di essere in possesso di video che riprendevano il presidente panamense Martinelli intento ad assumere cocaina. Io però non ho mai visto tali video. So che Velocci si sentiva molto potente dopo aver svuotato i computer e i telefoni di Lavitola».

MARTINELLI LAVITOLA BERLUSCONI VARELAde gregorio e lavitola

Secondo Capriotti anche altri furono informati dell'esistenza delle immagini: «La circostanza dei filmini, insieme alla esplicita richiesta di 22 milioni di dollari da parte di Martinelli quale tangente per la realizzazione delle carceri modulari, fu da me riferita all'ambasciatore Curcio in un incontro alla presenza dell'addetto Rossini e dello stesso Velocci che registrò il colloquio facendomelo sentire successivamente. Il diplomatico mi disse che avrei dovuto denunciare e io mi arrabbiai molto invitandolo a procedere in quanto rappresentante italiano all'estero. Dopo la mia denuncia in ambasciata, temendo per la mia incolumità, sono partito subito per Miami ma venni contattato da Velocci che mi disse di rientrare perché gli avevano sequestrato il passaporto».

lavitola-berlusconi FRATTINI-LAVITOLA

I DIRITTI TV DA 500 MILA DOLLARI
Capriotti parla del ruolo di Rogelio Oruna Aguilar, l'imprenditore ritenuto dai magistrati il «collettore» delle tangenti versate per ottenere gli appalti nello Stato centroamericano. E afferma: «Certamente Oruna ha avuto rapporti con Impregilo. In particolare posso dire quello che mi riferì a suo tempo Lavitola e lo stesso Velocci. Mi fu detto che Impregilo aveva effettuato lavori di scavo maggiori di quelli previsti dal capitolato e che era necessaria una variante per avere il riconoscimento dei lavori effettuati. Lavitola mi disse che di questa cosa si era interessato lo stesso Berlusconi che aveva disposto l'attribuzione di diritti televisivi ai figlio di Martinelli, Ricardo junior».

BERLUSCONI COL PRESIDENTE DI PANANA. NEL CERCHIO LAVITOLA

L'indagato fornisce anche i dettagli di questa operazione che avrebbe coinvolto il Cavaliere: «Io personalmente, presente Velocci, ho assistito alla consegna di una cartella di documenti e di due azioni al portatore di una società straniera anonima. Lavitola mi precisò che il valore delle azioni relative a società che possedevano i diritti televisivi era di circa 500mila dollari. L'attribuzione di tali diritti era finalizzata ad ammorbidire i rapporti tra Impregilo e il governo di Panama dopo che c'erano stati attriti sul mancato riconoscimento di una variante».

LAVITOLA SUL TRENO DEL VIAGGIO UFFICIALE DI BERLUSCONI A PANAMA

E riguardo alla costruzione dell'ospedale pretesa dal governo panamense da Impregilo come contropartita agli affari già stipulati aggiunge: «In occasione della visita del 2010, durante la serata conviviale, fu Berlusconi a dirsi disponibile a regalare con soldi propri l'ospedale. Lavitola per non fare brutta figura con Martinelli aveva chiesto a più imprese italiane, quindi anche a me, la costruzione dell'ospedale pediatrico promesso da Berlusconi, ma nessuno poi l'ha costruito».

BERLUSCONI E LAVITOLA IN BRASILE - A DESTRA FEDERICA GAGLIARDI

LE CARTE SU FINI E LA CASA DI MONTECARLO
Si sapeva che era stato Lavitola a «gestire» la diffusione dei documenti sulla casa di Montecarlo affittata al cognato dell'allora presidente della Camera Gianfranco Fini, Giancarlo Tulliani. Capriotti allarga però il «giro» e racconta che «Lavitola e Velocci mi dissero che Oruna gli aveva messo a disposizione il proprio aereo per portare in Italia i documenti che provavano la riferibilità della casa di Montecarlo al cognato di Fini. Mi dissero anche che il viaggio aveva avuto un valore/costo di 280 mila dollari. Secondo me questa cosa mi venne detta per dimostrarmi il suo potere a Panama».

BERLUSCONI MARTINELLLI E LAVITOLA

La vicenda ebbe il suo epilogo quando alla Farnesina c'era Franco Frattini. L'ex ministro è stato interrogato come testimone il 17 maggio scorso proprio per chiarire i rapporti tra Italia e Panama, ma anche il legame tra Berlusconi e Lavitola. E ha dichiarato: «L'ambasciatore Curcio mi disse che spessissimo Lavitola parlava a nome e faceva il nome di Berlusconi. Non spetta a me dire se millantasse, certo che in qualche occasione Berlusconi mi disse personalmente che Lavitola gli "stava adosso". Da parte sua Lavitola andava dicendo che Berlusconi era legato a lui e con lui era in credito perché gli aveva sempre promesso di candidarlo e non aveva mai mantenuto tale promessa, almeno in occasione delle elezioni politiche. Sicuramente mi arrivò una richiesta e una sollecitazione informale, non ricordo da parte di chi, di nominarlo console onorario. Io tuttavia non diedi alcun peso a tale richiesta e non la feci neppure istruire».

IL PRESIDENTE DI PANANA, FRATTINI E LAVITOLA


2. L'IRA DELL'EX PREMIER: MENZOGNE MA TEME DI PIÙ I PM DI MILANO - «SE NON DANNO I SERVIZI SOCIALI A CUFFARO, CHE FARANNO CON ME?»
Paola Di Caro per il Corriere della sera

È in cima ad ogni suo pensiero. Avrà pure avuto, come ha detto ieri a chi gli ha parlato «21 incontri solo oggi, e tutti per rimettere a posto questo partito», ma Silvio Berlusconi non riesce a distogliere cuore e testa dalle sue vicende giudiziarie, sempre più intricate.

L'arresto di Walter Lavitola è stato l'ultimo colpo. Ancora vicende scottanti, ancora la sua immagine sovrapposta a quelle di festini, di prostitute pagate a caro prezzo soprattutto in termini di presentabilità per un leader che, all'epoca dei fatti di cui riferiscono le carte dei magistrati di Napoli, era premier in carica. Ricattabile dunque, e - secondo l'inchiesta - ricattato.

LAVITOLA E BERLUSCONI INSIEME A PANAMA

«Ma è tutto falso, sono sciocchezze, invenzioni! Non c'è nulla, non possono esserci video perché non è mai successo niente in quel viaggio» si è sfogato il Cavaliere con i suoi interlocutori, dopo essersi consultato con il suo avvocato Niccolò Ghedini per capire se qualche ulteriore guaio potesse giungergli da Napoli.

A quanto dicono i suoi, a parte la rabbia per l'ennesima brutta storia che lo coinvolge e la convinzione che sia tutto un complotto per farlo fuori, non sembra che Berlusconi sia particolarmente preoccupato dagli effetti pratici, sul piano giudiziario, che l'inchiesta potrebbe avere: «Chi può credere a un personaggio screditato come Lavitola?», lo difende un suo fedelissimo.

IL PRESIDENTE DI PANANA, FRATTINI E LAVITOLA WOODCOCK

Ma l'angoscia per il suo destino resta grande. La sua paura, raccontano, è che prima o poi il cerchio si chiuda, e che dalla Procura più temuta - quella di Milano - arrivino provvedimenti durissimi. Potrebbe essere la condanna nel processo Ruby, che porterebbe la sua pena ad essere tanto alta da finire in carcere, come potrebbe essere una richiesta di arresto per il Ruby ter. Perché l'aria che tira, si lamenta, è bruttissima: «Guardate anche questa storia di Cuffaro - si è sfogato ieri -: non gli hanno concesso i servizi sociali né i domiciliari, e c'erano tutti i presupposti per farlo uscire dal carcere. Invece niente. Capite che se trattano così lui potrebbero fare molto peggio con me? Vogliono distruggermi, e non si arrenderanno mai».

Parole che i suoi ormai gli sentono ripetere quotidianamente, in privato e in pubblico. Tanto da essere a loro volta stremati per una battaglia che ha assunto quasi solo un tono, quella della protesta anti-giudici. Per questo nel partito la pressione perché si facciano nomine sul territorio e nazionali, di struttura, è fortissima .

Berlusconi ha tentato di resistere, paralizzato com'è dalla paura che «se scelgo uno, l'altro si infuria, se nomino Tizio, Caio minaccia di andarsene. Vivo tra veti reciproci, richieste, proteste, qualsiasi cosa io decida di fare c'è chi si lamenta e mi scongiura di fare il contrario». Per questo lo descrivono ancora oscillante tra la voglia di dare spazio solo ai Club Forza Silvio -, la cui campagna «pubblicitaria» natalizia «un Club sotto l'albero» partirà in questi giorni con annunci sui giornali di famiglia, via Internet e con i tradizionali manifesti -, e quella di mettere punti fermi in FI.

WOODCOCKLAVITOLA

Da due giorni comunque lavora alacremente con Verdini e sembra convinto che serva una stretta, almeno per la nomina dei coordinatori regionali, visto che la situazione sta esplodendo con guerre fratricide. Fra i casi più scottanti, la Campania vede lo scontro tra De Siano (sostenuto da Carfagna e Nitto Palma ma anche da Cesaro) e Sarro, uomo di Cosentino, per fermare il quale si sarebbe adoperata anche la fidanzata (campana) del Cavaliere, la Pascale. E nel Lazio sarebbe stato invece Fitto a imporsi per bloccare la nomina del chiacchierato Fazzone. In ogni caso, la previsione è che entro Natale la tornata di nomine sul territorio verrà fatta.

Più difficile invece la ristrutturazione ai vertici del partito. Con l'aria sempre più cupa e da guerra che c'è, molti scommettono che Berlusconi non taglierà le ali ai falchi, perché alle elezioni, qualunque esse saranno, ci sarà da combattere. E il voto potrebbe arrivare presto, giurano in Forza Italia: «A staccare la spina non sarà Renzi, ma Alfano, sempre più a disagio e consapevole che o torna ora o è finito», prevede chi ha «buone fonti di là». Berlusconi attende, e spera. Deciso a combattere l'estrema battaglia.

 

 

Fonte:

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-68823.htm